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Nuovi articoli: Cosa fare da disoccupato: Che fare se il datore di lavoro non paga

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Nuovi articoli: Cosa fare da disoccupato: il patto di servizio personalizzato

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avatar disoccupatoUna delle cose che possono capitare una volta licenziati, ma anche solo nella nostra vita da dipendenti è quella di sperimentare sulla propria pelle cosa significa non essere pagati per il proprio lavoro.

E' una situazione incresciosa che toglie la dignità al lavoratore e che ne sminuisce profondamente l'operato. Molto spesso questo è associato anche al periodo immediatamente successivo al licenziamento. Forse il datore di lavoro è in crisi e per questo temporeggia i pagamenti dove può. Ciò erroneamente gli fa pensare di poterlo fare con il dipendente appena licenziato. In realtà, egli ha sempre l'obbligo di pagare il proprio dipendente entro il giorno 10 del mese successivo rispetto al periodo di riferimento al quale si riferisce il salario o compenso del lavoratore, salvo diversa regolamentazione dettata dalla CCNL di riferimento.

Il diritto alla retribuzione del lavoro inotre è disciplinato dall'art. 36 della Costituzione e dell'art. 2099 del Codice Civile. Con tali articoli si impone al datore di lavoro di rispettare i vincoli contrattuali, compresa la data di erogazione dello stipendio, imposti per legge o dai CCNL a livello nazionale o locale.

La costituzione - Articolo 36

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Cio nonostante, benché tutti siano a conoscenza di queste leggi e dei rispettivi obblighi, non manca chi fa il furbetto e priva il lavoratore del proprio compenso. E' addirittura assurdo che certi elementi si arrabbino per il semplice fatto che gli si chieda di pagarci. 

C'è da dire che viste le possibili sanzioni e conseguenze, non è certo vantaggioso per un'impresa adottare questa condotta. Quando accade in genere è sintomo di una sofferenza economica che obbliga a scelte poco sagge. Se hai simili sentori forse è il caso di guardarti intorno prima di trovarti nella situazione descritta dall'articolo!

Cosa si può fare se questo è il nostro caso?  Come devo comportarmi per ottenere ciò a cui ho diritto?

Che fare se il nostro (ex) datore di lavoro non ci paga?

La prima cosa da fare, è essenzialmente chiedere! Sembra scontato, ma alcuni per timore della risposta non chiedono e attendono per poi lasciar decorrere i tempi utili al riconoscimento dei propri diritti. Non vergognatevi! E' vostro diritto avere ciò che vi spetta per aver lavorato alle dipendenze del vostro "capo".

Ricordate che in ogni caso, la prescrizione per i crediti da lavoro dipendente, nel caso della tipologia più comune cioé quella erogata mensilmente, è di 5 anni. In soldoni, se in 5 anni non farete valere il diritto ad essere pagati per quanto da voi svolto, perderete ogni diritto alla vostra retribuzione.

Parlare con il datore di lavoro

Potete recarvi inizialmente in ufficio e parlargli. Se ciò non dovesse sortire effetto, chiedetelo via mail. Se necessario anche più volte. Ricordate "continuate a chiedere e vi sarà dato". E se ciò non funzionasse? A questo punto è necessario mandare una missiva in formato elettronico (PEC) o raccomandata A/R dove si fa richiesta formale di pagamento degli emolumenti arretrati. Questo servirà soprattutto in caso di un successivo procedimento bonario e non verso il datore di lavoro. La forma scritta è indispensabile e lascia traccia del fatto che non avete lasciato nulla di intentato per risolvere bonariamente la questione.

Non firmare nulla

In questa fase, è indispensabile non firmare nulla. Se il datore di lavoro per esempio vi presentasse la busta paga o tredicesima che sia e vi dica di firmarla che poi provvederà al pagamento della stessa semplicemente con educazione rifiutate. Firmerete solo nel caso che vi sia la prova del pagamento effettuato come ad esempio la contabile del bonifico. Se dovesse insistere, potreste firmare aggiungendo di vostro pugno "per il solo cedolino".

Ricordate, che se firmate in presenza della contabile senza aver ricevuto notifica dalla banca o aver constatato sul vostro conto corrente l'accredito di quanto dovuto, sarà sempre possibile per il vostro datore di lavoro annullare il bonifico nelle successive 24 ore. Cioé non avrete la certezza del versamento fintantoché non vedrete l'evidenza sul vostro conto corrente. E' pertanto consigliabile presentarsi per il ritiro della busta paga e la contestuale firma solo una volta averlo accertato.

Se doveste al contrario firmare, è come se attestaste che il pagamento è stato effettuato e sarà poi più complicato ricevere i pagamenti mancanti dovendo per questo ricorrere a un legale per dimostrare in maniera certa di non aver ricevuto in nessun modo quel denaro.

Fatevi assistere

Se le richieste bonarie non dovessero sortire effetto o non foste soddisfatti di quanto vi è stato comunicato o detto dal datore di lavoro o dal responsabile, avrete essenzialmente tre possibilità:

Contattare il DTL (Direzione Territoriale del Lavoro)

Contattare il vostro sindacato o il rappresentante sindacale in azienda

Contattare un avvocato di fiducia per aprire un decreto ingiuntivo

Contattare il DTL

Contattare il DTL e fare esposto è una forma gratuita che il lavoratore ha a disposizione per cercare di ottenere una risposta positiva da parte del Datore di lavoro. Qui sotto i link per l'ufficio territoriale di Trento e quello per il sito nazionale dell'Ispettorato nazionale del lavoro con l'elenco degli uffici territoriali:

UFF. ISPETTIVO DEL LAVORO (Trento)

Ispettorato nazionale del lavoro (Uffici territoriali)

L'ispettorato del lavoro, provvederà in primo luogo a convocare in forma scritta le parti di fronte alla Comissione di Conciliazione. Se in tal sede la situazione non si sblocca o il Datore di lavoro o il suo delegato non si presenta, gli Ispettori del lavoro avvieranno la procedura nota come Conciliazione monocratica. Consiste in pratica in un ispezione della sede e del luogo di lavoro che accerterà il rispetto delle norme sul lavoro, contrattuali, pagamenti delle buste paga e arretrati e il rispetto del versamento dei contributi.

Essendo la Conciliazione monocratica svantaggiosa per il datore di lavoro potendo anche incorrere in sanzioni nel caso si accertasse l'irregolarità è probabile che si possa giungere velocemente a un accordo prima di arrivare ad attivare tale procedimento.

Contattare un sidancato

Farsi assistere da un sindacato è anch'essa un'opzione gratuita, almeno fino a che non sia necessario procedere anche legalmente. Quando vi sono mancati pagamenti o ritardi in uno o più pagamenti, attraverso il sindacato è possibile fare vertenza all’azienda per mancato pagamento e ricevere oltre allo stipendio anche il pagamento di un’indennità di mancato preavviso, ai sensi dell’articolo 2119 c.c. e un eventuale risarcimento.

Il sindacato, in base alla nostra situazione, verificherà se ci sono le condizioni per una vertenza. Può supportare anche nel caso non ci fossero state consegnate le buste paga adoperandosi per recuperarle.

Non solo, nel caso avessimo diritto a straordinari che non ci sono stati retribuiti, si adopererà per sollecitarne il pagamento, oltre a verificare la correttezza delle buste paga e del calcolo del TFR che ci spetta.

Contattare un avvocato del lavoro o giurilavorista

L'ultima possibilità che elenco, l'ho appositamente messa per ultima perché ovviamente richiede uno sforzo economico da parte nostra anche se è possibile recuperare le spese legali addebitandole al datore di lavoro. Il contattare un legale, ha un costo che dipenderà dal professionista che contatterete. E' necessario contattare un avvocato specializzato in questo ambito cioé un avvocato del lavoro o giurilavorista per non trovarci per capirci in mano ad esempio ad un/a divorzista.

L'avvocato, se si ha certificazione del credito, come ad esempio le buste paga o cedolini, documentazione contrattuale etc. procederà con un decreto ingiuntivo presso il tribunale di competenza che in tempi relativamente brevi può ottenere dal tribunale stesso un ordine di pagamento diretto al datore di lavoro, che potrà scegliere se saldare il debito o meno entro 40 giorni dalla notifica.

In caso di mancata certificazione del credito, si dovrà a nostro malgrado procedere con una causa ordinaria ben più lunga e complicata nonché onerosa in termini economici.

Dimissioni per giusta causa

Essendo uno dei più gravi inadempimenti degli obblighi di un datore di lavoro qualora il lavoratore non venga pagato per più mensilità, quest'ultimo ha diritto di dimettersi per giusta causa in qualsiasi momento, senza dare preavviso. In questo caso essendo le dimissioni date per giusta causa danno accesso alla NASpI. Occhio però: non è che il ritardo a un pagamento ci dia diritto automaticamente al licenziamento per giusta causa. Verificate questo vostro diritto contattando un sindacato o il rappresentante sindacale per non incorrere in banali errori di valutazione che costerebbero molto cari.

Esecuzione forzata e fallimento

Se nonostante tutti i passi da noi fatti, il datore di lavoro continua a non adempiere i propri obblighi retributivi, anche se costretto dall’esito di una causa o da un decreto ingiuntivo, si può procedere con:

Esecuzione forzata: sempre attraverso l'avvocato, si provvederà al pignoramento dei beni posseduti dal datore di lavoro (conti correnti bancari, immobili, automobili o altro)

In caso di dichiarazione di fallimento: grazie al Fondo di garanzia del TFR e dei crediti di lavoro dell’INPS potremmo ottenere il rimborso degli ultimi tre stipendi e del TFR maturato. Per i restanti crediti però saremmo costretti a mezzo avvocato o sindacato a insinuarci al passivo nella procedura di fallimento.

Se hai letto questo articolo, probabilmente ti trovi in una delle situazioni sopra descritte. Spero che l'articolo e le informazioni che hai letto in questo articolo ti possano essere utili a risolvere i tuoi problemi e che tu possa ottenere quanto ti spetta. Se hai suggerimenti o informazioni utili da aggiungere all'articolo, scrivimi o commenta qui sotto!


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